
Ecco il soggetto di PROVA che ho scritto per Dylan Dog. Lo rimetto al vostro giudizio.
Sono ben accetti pareri tecnici anche da professionisti del settore.
Saluti.
Infy
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Titolo: Un Tempo di NotteLondra, esterno notte.
E’ una fredda notte d’inverno, le tre del mattino (vediamo un’insegna ad orologio che ci indica l’ora), la citta’ pare avvolta nel suo silenzio.
Un insolito silenzio per una citta’ come Londra che non si ferma mai, neanche di notte.
Siamo nei pressi di Craven Road, si scorge il maggiolone dell’indagatore dell’incubo parcheggiato.
Un barbone si muove con andatura barcollante lungo la strada, e’ inquadrato di spalle, un filo di vento alza delle cartacce che poggiavano sul marciapiede.
Il barbone si ferma, uno stacco in primo piano ci mostra il suo volto, sguardo perso nel vuoto. Col braccio destro fa cenno di portare la bottiglia di vino alla bocca ma si rende conto che la bottiglia e’ inesorabilmente vuota. Gli occhi persi nel vuoto diventano quasi cattivi, la disperazione prende il sopravvento e scaglia la bottiglia per terra.
China il capo e riprende la sua andatura barcollante verso una meta non precisata. Esce di scena.
Ritorniamo al centro della strada. Scorgiamo un’immagine familiare, l’ingresso della casa/studio di Dylan Dog. Tutto tace e il mondo sembra essersi fermato per davvero. Le luci della casa sono spente.
Cambio di scena. Interno della casa di Dylan Dog dove contrariamente a quello che si poteva percepire dall’esterno qualcuno e’ sveglio.
Dylan si trova in piedi, al centro dello studio, e’ in penombra (solo la luce della lampada posta sulla scrivania), sta parlando con una persona che si trova fuori campo, forse Groucho, forse un cliente, forse una delle sue “fidanzate”.
E’ una situazione apparentemente normale e se non fossimo a conoscenza dell’insolito orario in cui si sta svolgendo si potrebbe definire addirittura di “routine”.
La conversazione continua, ci accorgiamo che oltre la penombra non c’e’ nessuno. Dylan parla apparentemente da solo, ma lui e’ convinto di interloquire con qualcuno. Dai suoi discorsi ci rendiamo conto che si tratta proprio di una donna, infatti la chiama Jennifer.
Dylan e’ insolitamente nervoso, perle di sudore scendono lungo la sua fronte e un eccessivo gesticolare rendono ancora piu’ accentuata nei toni la discussione. Non vuole far andare via la ragazza. Dai suoi discorsi capiamo che non puo’ perderla nuovamente.
La ragazza si oppone. Lui le afferra il braccio, ma la scena continua ad essere virtuale perche’ Dylan interagisce col niente e anche la sua mano stringe qualcosa di immateriale.
Stacco, primo piano di Dylan, i suoi occhi si addolciscono, quasi vorrebbero implorare Jennifer di non lasciarlo, le parole sottolineano questo momento cosi’ simile ad un nuovo addio.
Primissimo piano degli occhi che cambiano in un’espressione di sorpresa mista a disperazione.
Nuovo stacco. Campo totale.
Dylan e’ avvolto nel buio e si rende conto di essere rimasto da solo. Le sue mani sono vuote e il nulla lo circonda.
La sua disperazione aumenta e si domanda il perche’ Jennifer l’abbia nuovamente lasciato.
Si dimena a tal punto da sembrare una scheggia impazzita che rimbalza da una parte all’altra urlando il nome di Jennifer.
Mentre urla il nome della ragazza un nuovo cambio di scena ci mostra Dylan che si sveglia di soprassalto, quello che ha appena fatto e’ un incubo. Dylan e’ sudatissimo, il torso e’ nudo e le lenzuola coprono le parti basse. La mano destra tiene la fronte, Dylan e’ provato. Ha vissuto il sogno come se si trattasse della realta’.
L’orologio/sveglia che si trova sul comodino viene inquadrato, sono le due del mattino.
Dylan si alza, si veste, infila la giacca. Lancia un urlo a Groucho per avvisarlo che sta per uscire, Groucho risponde nel sonno con una battuta.
Dylan e’ fuori per strada. Lo scenario e’ lo stesso dell’inizio. La citta’ e’ insolitamente silenziosa e il vento unico compagno.
Dylan si muove a piedi, si guarda attorno, ripete che deve raggiungere Jennifer, che non puo’ fare a meno di vederla dopo quel sogno.
Mentre cammina si imbatte nel barbone descritto nella prima scena. Il barbone sta seduto su una panchina. Osserva arrivare Dylan e gli chiede 2 sterline. Dylan controlla le tasche vuote e con fare sbrigativo gli dice che non ha niente. Il barbone gli chiede allora di fargli compagnia, vuole raccontargli una storia, Dylan lo liquida velocemente e senza appello.
La camminata di Dylan continua in solitaria sullo sfondo di una Londra insolita e spettrale.
Finalmente arriva a destinazione. Esterno di una villetta a due piani. Un cancello chiuso ed un giardino completano la cornice.
Dylan guarda sconsolato il cancello, inaspettatamente decide di scavalcarlo senza suonare.
Dylan e’ strano, si comporta con fare diverso dal solito.Sembra quasi angosciato.
Dylan attraversa il giardino, arriva di fronte la porta d’ingresso. La casa tace, nessun segno di vita all’interno. La notte sembra lunga ed inesorabile.
Dylan fa cenno di suonare il campanello ma la sua mano si ferma a mezz’aria. Continua a ripetere di non voler perdere Jennifer, di essere preoccupato per lei, tende a confondere la realta’ che in quel momento sta vivendo con l’incubo che l’ha svegliato. E’ un monologo con se stesso.
Stacco. Flashback. Vignette impostate come spezzoni di una pellicola.
Dylan ripensa a momenti vissuti con Jennifer, finalmente vediamo la sua fisionomia. E’ una ragazza con lunghi capelli biondi, occhi chiari, lineamenti del viso dolci. Si susseguono immagini in cui i due giocano al Luna Park, mangiano un gelato, scherzano, ridono, vedono un film, fanno l’amore.
Cambio di scena. Ritorniamo al presente.
Dylan continua ad essere disperato e il sguardo pieno di malinconia sottolinea questo momento. Si trova seduto sulla soglia dell’ingresso della casa di Jennifer. Non ha suonato il campanello, qualcosa lo fa esitare.
Una voce fuori campo chiama il suo nome.
Controcampo, ricompare il barbone che vediamo in lontananza camminare verso Dylan.
L’andatura e’ sempre barcollante. Il vecchio si rivolge a Dylan. Gli chiede se ora ha il tempo di ascoltare la sua storia. Dylan annuisce.
Il barbone si siede di fianco a lui.
Inizia cosi’ a raccontare la sua storia.
Il barbone sembra al corrente dell’incubo di Dylan.
Dylan e’ stupito, gli gliede come ne sia a conoscenza ma il barbone cambia discorso e riferisce che Jennifer e’ andata via.
Dylan e’ convinto del contrario e sostiene che dentro la villa ci sia la ragazza che dorme. Allora il vecchio incalza Dylan e lo invita ad entrare.
Dylan esita, rimane fermo sulle sue convinzioni ma al tempo stesso e’ esitante.
Il barbone riprende la parola e con fare paterno spiega a Dylan che entrambi sanno che la casa e’ vuota, che Jennifer ormai non c’e’.
Dylan inizia a piangere. Finalmente si rende conto della realta’. La casa e’ davvero vuota e dentro non trovera’ la sua Jennifer.
Il vecchio lo consola, una carezza sulla testa e un’ammissione importante. In questo momento lui e Dylan si trovano al di fuori del tempo, precisamente in un una porzione di infinito in cui il presente il passato ed il futuro si incrociano ma non hanno influenza.
Una bolla temporale in cui Dylan e’ finito per una precisa ragione e che durera’ tre ore.
Prima erano le tre del mattino, poi le due ed ora mancano 1 ora alla mezzanotte. Tra un’ora esatta la porzione di infinito scomparira’ e Dylan ritornera’ alla sua realta’.
Una realta’ in cui i demoni notturni lo perseguitano e fanno penare la sua anima. Una realta’ in cui Jennifer e’ solo la rappresentazione dell’amore che incontra, vive e finisce in una catena che sembra non aver mai fine.
Il vecchio spiega a Dylan che Jennifer non e’ mai esistita realmente.
Dylan chiede cosa deve fare e il barbone gli risponde che non siamo padroni del tempo ma possiamo esserlo delle nostre azioni.
Il tempo e’ ormai concluso e il barbone ha finito di raccontare la storia cosi’ ora puo’ scomparire.
Dylan ora si trova solo e il buio l’avvolge nuovamente, il suo desiderio e’ quello di ritornare alla sua realta’ anche se non riesce a scordarsi di Jennifer.
Cambio di scena. Interno della casa di Dylan. Camera da letto.
Dylan si risveglia come in preda ad un forte incubo, la scena ricorda quella precedente.
Dylan e’ tutto sudato, si domanda cosa sia successo e come mai si sia ritrovato nuovamente a letto.
Si volta sul suo lato sinistro e si accorge di non essere solo.
Stacco sulla persona che dorme sul letto di Dylan. Si tratta di Jennifer. Allora Jennifer non e’ un incubo, esiste realmente. Allora e’ stato tutto un lungo sogno finora?
Dylan si tranquillizza, osserva la ragazza e al chiaro di luna l’accarezza. Ora puo’ ritornare a dormire.
Cambio di scena.
Ritorniamo all’esterno. Londra di notte.
Viene nuovamente inquadrato il barbone che cammina barcollando e guardando il cielo augura a Dylan di vivere il suo vero amore.
E di non farsi imprigionare dai suoi fantasmi interiori come ha fatto lui che ora e’ desolatamente solo
Il barbone non e’ altri che il Dylan del futuro, vittima di se stesso e della sua incapacita’ di crescere percorrendo le varie fasi della vita, tra queste l’amore per una donna e la notte fuori dal tempo e’ solo un modo per permettere al Dylan del passato di cambiare il proprio destino, perche’ non siamo padroni del tempo ma possiamo influire sul nostro destino.
Nuovo stacco sull’insegna orologio dell’inizio della storia, e’ mezzanotte in punto, il tempo in cui, forse, ci sara’ un nuovo inizio.